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Temi caldi
Una nuova ondata di caldo intenso è in arrivo sull'Italia. Oltre ai valori estremi nelle città, con punte fino a 40°C, la nostra attenzione si sposta su un particolare parametro climatico, da non sottovalutare affatto: la quota dello zero termico.Che cos'è lo zero termico?In meteorologia, lo zero termico indica l'altitudine alla quale la temperatura dell'aria libera scende a 0°C. Al di sotto di questa quota la temperatura è positiva (e quindi il ghiaccio fonde), mentre al di sopra le temperature rimangono sotto lo zero. In condizioni estive normali sull'arco alpino, lo zero termico si attesta solitamente tra i 3.200 e i 3.800 metri. Quando questo valore sale, significa che il calore sta invadendo le quote più alte dell'atmosfera, spingendo la linea del gelo ben oltre le vette più elevate del nostro continente.Le previsioni: zero termico fino a 5 mila metri di altitudineNei prossimi giorni i modelli meteorologici indicano che lo zero termico sfiorerà o supererà i 5 mila metri di altitudine. Si tratta di una quota quasi da record: significa che persino sulla cima del Monte Bianco (4.805 metri) la temperatura salirà sopra lo zero, con tutte le conseguenze del caso.A preoccupare non è soltanto il valore di picco, ma soprattutto la durata dell'evento. L'ondata di calore imminente si inserisce infatti in un contesto già critico: veniamo già da oltre due mesi con temperature costantemente ed eccezionalmente elevate anche in montagna. Il calore prolungato e cumulativo penetra in profondità nel ghiaccio e nella roccia, azzerando le capacità di resistenza dei sistemi montuosi.Le conseguenze: montagne fragili, permafrost e ghiacciaiQuando la temperatura rimane sopra lo zero anche sulle cime alpine, si innescano una serie di reazioni a catena. Da una parte abbiamo la fusione del permafrost: (il terreno o roccia perennemente gelato) che funge da vera e propria "colla naturale" per le pareti rocciose ad alta quota. Se la temperatura rimane positiva troppo lungo, il ghiaccio nelle fessure della roccia fonde, provocando una spiccata instabilità dei versanti con frequenti crolli e frane.Dall'altra abbiamo una fusione massiva dei ghiacciai. Senza la copertura della neve invernale (spesso già esaurita a inizio estate) e con temperature ampiamente positive, i ghiacciai alpini subiscono un processo di fusione accelerata, perdendo spessore e massa vitale ad un ritmo insostenibile. La perdita dei ghiacciai alpini non è soltanto una ferita al paesaggio o un danno alla bellezza delle nostre montagne: è un'emergenza socio-economica diretta. Stiamo parlando infatti di enormi "serbatoi naturali" che rilasciano acqua gradualmente durante i mesi più caldi e secchi, alimentando i grandi bacini idrografici come quello del Po e dell'Adige e tutte le attività connesse (agricoltura, produzione idroelettrica, biodiversità idrica, disponibilità di acqua potabile). Questa Estate 2026 conferma ciò che i dati scientifici mostrano da anni: la crisi climatica non è una minaccia futura, ma una realtà già presente con cui stiamo già pagando il conto dell'impatto antropico e delle emissioni di CO2.