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Il Meteo
Ultima ora - Giovedì 24 Settembre 2026 | aggiornato alle 12:20

Meteo: El Nino in formazione. No ad allarmismi ingiustificati, ma si tratta di un fenomeno importante. Analisi

Tra i fattori su scala planetaria fondamentali per elaborare le tendenze meteorologiche dei prossimi mesi, il fenomeno di El Niño riveste un ruolo di primaria importanza. Il riscaldamento anomalo e prolungato delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico equatoriale rappresenta infatti uno dei principali motori del clima globale, capace di alterare la circolazione atmosferica ben oltre la sua area di origine.Sebbene la sua azione diretta si manifesti principalmente sulle regioni tropicali e sul continente americano, la comprensione di questo fenomeno è essenziale anche per definire i possibili scenari sul continente europeo. Attraverso un complesso sistema di teleconnessioni atmosferiche, ovvero relazioni a distanza tra pattern climatici differenti, El Niño è destinato a condizionare indirettamente l'andamento del prossimo Autunno e Inverno anche in Europa e in Italia, interagendo con la stabilità del Vortice Polare e modulando la traiettoria delle grandi perturbazioni atlantiche. Cos'è il fenomeno climatico El NiñoPer comprendere l'entità delle previsioni, è utile definire il fenomeno. El Niño (fase calda del ciclo noto come ENSO - El Niño-Southern Oscillation) è un fenomeno climatico periodico naturale che si verifica in media ogni 2-7 anni. Si innesca con un indebolimento dei venti alisei, i quali riducono la spinta delle acque calde verso l'Asia, permettendo il loro riflusso verso le coste del Sud America. Questo processo trasferisce ingenti quantità di calore e umidità dal mare all'atmosfera, alterando la circolazione atmosferica globale.In generale, l'evento viene classificato tale quando le temperature superficiali del mare superano la media di almeno +0,5 °C per un periodo prolungato. Dal punto di vista termodinamico, l'acqua marina anomala rilascia calore latente, fornendo maggiore energia per i sistemi ciclonici tropicali. Nel Pacifico centro-orientale, questo meccanismo può tradursi in un incremento di intensità per tifoni e uragani. La permanenza di uno strato di acqua calda superficiale favorisce la stabilità strutturale delle tempeste, aumentando la probabilità di precipitazioni localizzate ad alta intensità e di conseguenti rischi legati a alluvioni repentine e dissesto idrogeologico.El Niño: proiezioni e anomalie termiche nel PacificoI dati aggiornati sulle previsioni fornite dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) segnalano un sensibile incremento delle temperature nel Pacifico equatoriale. Le stime attuali indicano che a partire da settembre si potranno registrare anomalie termiche con picchi fino a +3,5/4°C superiori alla media. Tali valori, considerati molto elevati nell'ambito delle serie storiche, rientrano nella classificazione di "Super El Niño", termine usato per indicarne la forte intensità.Possibili effetti per l'Italia in Autunno e InvernoSebbene l'Europa sia geograficamente distante dal Pacifico tropicale, gli effetti di El Niño sul bacino del Mediterraneo si manifestano attraverso complesse teleconnessioni atmosferiche che ne modulano il clima autunnale e invernale. Secondo gli ultimi aggiornamenti dei modelli climatici (tra cui i dati di Copernicus), per l'Autunno ci si attende un quadro termico dominato da temperature superiori alle medie stagionali su gran parte dell'Italia. Tuttavia, l'interazione tra la forzante di El Niño, che tende ad abbassare di latitudine il flusso della corrente a getto e le perturbazioni atlantiche, e un Mar Mediterraneo eccezionalmente caldo rischia di esaltare i contrasti termodinamici. Questo scenario aumenta sensibilmente la probabilità di assistere a eventi precipitativi intensi. Andando avanti con la tendenza (Inverno), l'influenza di El Niño tende a interagire con l'Oscillazione Nord Atlantica (NAO) spingendola verso una fase negativa: una dinamica che storicamente espone il Nord Europa a fasi più fredde e secche, mantenendo invece sull'area mediterranea un clima più umido e instabile, pur in un contesto stagionale che i modelli prevedono nel complesso mite ma con la possibilità di precipitazioni. In conclusione, le valutazioni indicano che non vi è motivo per cedere ad allarmismi ingiustificati, in quanto l'impatto su scala europea rimane prettamente indiretto e sarà mediato dalle dinamiche atmosferiche locali. Resta essenziale un monitoraggio costante nei prossimi mesi per definire l'effettiva interazione di questo evento con l'attuale andamento climatico globale.