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Cascate d'acqua a oltre 4 mila metri sulla parete Nord del Cervino. La fotografia che sta circolando in rete nelle ultime ore non è solo un’immagine di forte impatto visivo, ma a tutti gli effetti un fotogramma nitido e preoccupante della trasformazione climatica in atto sulle nostre Alpi.Durante l'ultima ondata di caldo estremo che ha interessato l'Europa e l'Italia, lo zero termico ha superato la quota record di 4.800 metri. La conseguenza? Sulla cima del Cervino non è nevicato: ha piovuto. E l'acqua, accumulata dalle intense precipitazioni, è scivolata lungo la roccia viva dando vita a vere e proprie cascate d’alta quota. Al di là dello "spettacolo" insolito, questo fenomeno porta con sé enormi problemi per l’ecosistema alpino e per l'economia a valle.La stabilità della montagna (Fusione del Permafrost) La pioggia liquida a queste altitudini si infiltra nelle fessure della roccia e accelera la fusione del permafrost, il "ghiaccio invisibile" che funge da vero e proprio cemento naturale per le pareti rocciose. Senza di esso, il rischio di crolli e frane aumenta verticalmente, minacciando la sicurezza e l'alpinismo.Perdita dello scudo protettivo (Effetto Albedo) Invece di ricevere nuova neve che riflette i raggi solari e alimenta la massa glaciale, le vette subiscono l'effetto erosivo e termico della pioggia. La roccia scura esposta assorbe ancora più calore, accelerando un loop distruttivo per il bilancio di massa dei nostri ghiacciai.Potenziale crisi idricaLa fusione dei ghiacciai non è un problema confinato alle alte vette. Significa avere meno riserve idriche nei mesi estivi, stress severo per il sistema agricolo e produttivo e crisi per i bacini idroelettrici e siccità per i grandi fiumiLa crisi climatica non sta bussando alla porta. È già arrivata, anche a 4.478 metri.