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Clima: ancora un febbraio rovente, il secondo in 137 anni

Nasa, termometro a +1,1 gradi. Galletti, agire subito su taglio CO2

(di Laura Giannoni)

ROMA - Il riscaldamento globale continua a dare segnali della sua presenza, facendo registrare le temperature più elevate degli ultimi cento e passa anni. L'ennesima conferma arriva dall'ultima analisi mensile del Goddard Institute for Space Studies (Giss) della Nasa, secondo cui quello appena trascorso è stato il secondo febbraio più caldo dal 1880 e cioè dall'inizio delle registrazioni moderne della temperatura globale.

Il mese scorso il termometro mondiale ha raggiunto gli 1,1 gradi centigradi in più rispetto alla temperatura media del XX secolo. Più rovente, negli ultimi 137 anni, è stato solo il febbraio 2016, con il record di 1,3 gradi sopra la media. Le aree più calde, con temperature anche di 4 gradi superiori alla media, sono il Nord America e la Siberia, oltre al Polo Nord che si conferma la prima 'vittima' del riscaldamento terrestre.

In Italia, secondo l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr, lo scorso mese ha fatto segnare 2,11 gradi in più della media nazionale ed è stato il sesto febbraio più caldo dal 1800 ad oggi, con il primato che anche qui resta al 2016. Il 2016, d'altra parte, è stato l'anno più infuocato che la terra abbia vissuto in oltre cent'anni, più bollente del 2015 e del 2014 che pure a loro volta erano stati da record. Secondo gli esperti, tuttavia, il 2017 non si prospetta, almeno finora, come il quarto anno consecutivo da primato. Per il direttore del Giss, Gavin Schmidt, al momento la probabilità che quest'anno sia da record è del 12%.

"Non ci aspettiamo un nuovo primato ogni anno - è il pensiero espresso di recente da Schmidt - ma il trend di riscaldamento a lungo termine che è in atto è chiaro", e a causarlo è "in gran parte l'aumento della CO2 e di altre emissioni in atmosfera da parte dell'uomo". "Senza fare catastrofismi - dice il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - occorre prendere atto che lo scenario è drammatico e dobbiamo necessariamente realizzare gli obiettivi stipulati nell'accordo di Parigi con velocità e determinazione, puntando quindi sulla riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 40% entro il 2030".

I dati della Nasa, evidenzia, "disegnano uno scenario impressionante: parliamo di 250 milioni di migranti ambientali che dovranno lasciare i propri territori perché ormai invivibili, soprattutto in Africa, e cercare un posto altrove. Sarà una situazione drammatica se non interveniamo subito".

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